Cineforum Pasoliniano

I volontari di Arci Servizio Vicenza presso il Polo Giovani B55, a quarant’anni dalla prematura morta di Pier Paolo Pasolini, hanno pensato che non ci fosse miglior modo di celebrare il triste anniversario con un ciclo filmico che si addentrasse all’interno del pensiero pasoliniano.

Abbiamo quindi immaginato un breve percorso di film (il cui dettaglio troverete nel volantino preparato) che vanno dalla prima pellicola di Pasolini (Accattone, 1961) e si conclude con l’ultima fatica di Abel Ferrara, il quale focalizza la sua attenzione sugli ultimi giorni di vita dell’intellettuale di Casarsa.

 

La prima pellicola che vi andiamo a presentare è quindi Accattone, film che ha subito diverse traversie sia nella realizzazione che nella distribuzione.

L’ostracismo perpetrato da autorità e opinione pubblica nei confronti del regista rasentò il linciaggio, e il risultato finale fu che Accattone divenne il primo film nella storia della cinematografia italiana a essere vietato, con apposito decreto, ai minori di diciotto anni. Aneddoto interessante dato che, dopo le polemiche suscitate dalla presentazione a Venezia (durate circa due mesi) esse si conclusero con l’intervento dell’allora Ministro per il Turismo e lo Spettacolo Folchi, il quale impose al film, prima ancora che vi fosse una normativa definitiva in materia, il divieto ai minori di diciotto anziché di sedici anni (divieto che troviamo sul dvd ancora oggi).

 

Trama (non da Wikipedia ma da Pier Paolo Pasolini di Serafino Murri):

“Accattone” è il soprannome affibbiato ad un giovane che, in una borgata romana, vive senza far nulla, alle spalle di una prostituta, Maddalena. Quando la ragazza finisce in carcere, Accattone si trova a mal partito. Respinto e malmenato dopo un tentativo di riavvicinare la moglie, che vive insieme al figlioletto in casa del padre e del fratello, il giovanotto tenta di sostituire Maddalena con una ragazza di nuova conoscenza: Stella. Costei, incredibilmente ingenua e fidente, non è fatta però per il triste mestiere ed Accattone, che s’è innamorato, decide di trovarsi un lavoro per mantenere se stesso e la ragazza. Un solo giorno di fatiche, lo stronca. Ignaro che la polizia lo tiene d’occhio – Maddalena, gelosa, dal carcere lo ha denunciato per sfruttamento – Accattone tenta allora la via del furto. Insieme con un vecchio ladro fa man bassa sulla merce caricata su un autocarro. Afferrato dai poliziotti, si divincola, sale su una motocicletta e fugge. La sua corsa è breve: subito si schianta contro un muro, uccidendosi. La critica… Nel girare “Accattone” Pasolini metteva le mani in una ferita aperta nella pseudo-coscienza borghese, quella dell’esistenza di due Italie, una ufficiale, l’Italia da esportazione, onesta, né povera, né ricca ma allegra e sincera, quella oleografica dell’antica nobiltà e die mangiatoti di maccheroni, e un’Italia miserrima, in cui tutto, dalla lingua ai codici morali, era fermo ad un passato mai risolto di carognesca viltà senza scampo, in cui neppure un debole riflesso della prima poteva filtrare attraverso il codice pre-borghese della sopravvivenza, della vita alla giornata. Ma che erano queste pietre dello scandalo, questa umanità dotata di una purezza astorica, questi estranei nella propria terra per cui la storia che si svolge nella società vera è vista solo come costante minaccia poliziesca o irraggiungibile mito di benessere, quando non è addirittura ignorata, con un comprensibile meccanismo di compensazione, come inesistente? La loro storia si intreccia a quella degli interpreti, tutti attori rigorosamente non-professionisti, reclutati da Pasolini negli stessi luoghi in cui la vicenda del film si svolge, tanto che a tratti diventa quasi impossibile distinguere lo spirito della trasfigurazione poetica da quello dell’inchiesta sociologica. Il “mondo a parte” descritto da Pasolini nel film era come l’ultima scia di qualcosa di davvero preistorico, nel senso di precedente alla condizione borghese dell’essere nella storia: un mondo assoluto, sciolto dai legacci della Ragione Dominante, in cui si sopravvive solo attraverso una ferina ingenuità senza spazio per i sensi di colpa, un mondo in cui aleggiava un polveroso senso di morte in vita, un’allucinata serenità non senza allegria. Pasolini in strabiliante sintonia con i filosofi della scuola di Francoforte e in particolar modo con Theodor W. Adorno, dichiarava preistorica anche la società borghese a quel mondo contemporanea, ma preistorica in un senso del tutto differente. Preistorica perché in viaggio verso la nuova barbarie capitalistica, quella tecnocratica, basata sul depauperamento della coscienza e sull’assimilazione e la digestione di ogni diversità, attraverso un’irresistibile estetizzazione della merce. Una società violentemente razzista, la cui apparente tolleranza viene in realtà usata come arma di ricatto per imporre la giustificazione delle tendenze più regressive e violentemente antidemocratiche, per lasciare spazio illimitato all’ottusa colonizzazione della cultura attraverso la sua illimitata mercificazione. La storia astorica del sottoproletariato è da sempre ferma alla rivolta individuale contro uno strapotere sovrastante e sconosciuto: ma la lotta non può trasformarsi in rivoluzione perché il sottoproletariato non è mai stato una classe omogenea con una coscienza di sé, ma un gruppo eterogeneo la cui unica caratteristica è posta dall’esterno ed è l’indegnità sociale. Pasolini aveva immortalato nel suo film gli ultimi latori di una atroce condizione umana, dialetticamente contrapposti, nella purezza della loro ignoranza della storia borghese, alla società dell’apparenze, altrettanto caduca e transitoria, di quegli anni. Allora dunque era ancora possibile tentare di descrivere una vita intatta dalla morale borghese, anche se non in grado di contrapporle alcuna morale: uno di questi sottoproletari aveva infatti molto più in comune con un uomo della sua condizione vivente nel medioevo che con un suo contemporaneo appartenente alla classe ideologicamente dominante. L’ideologia del miserrimo Cataldi Vittorio detto Accattone è infatti un’ideologia negativa, religiosa alla rovescia, legata al destino e ai suoi pagani, millenari valori assoluti, quelli del cieco accaparramento della propria sopravvivenza. Tutto ciò che oltrepassa la vita alla giornata, persino l’esperienza rinnovatrice dell’amore, non gli è concessa. Tutto può entusiasmarlo solo per un breve istante, ma quando esce dalla condizione di sogno irraggiungibile per diventare realtà, subito si confonde allo squallore della vita, si sporca, è troppo bello per durare. Per questo Accattone non vive che la morte dell’esperienza, e non può essere liberato che dall’esperienza della morte.

 

Pasolini volantino_nuovo copia