CINEFORUM AL B55 – RAPPORTO D’ASPETTO

Il rapporto d’aspetto indica il rapporto matematico tra la larghezza e l’altezza di un’immagine. Il rapporto d’aspetto, la risoluzione e la frequenza dei fotogrammi, rappresentano le principali caratteristiche tecniche di un filmato. Viene infatti utilizzato principalmente in Cinema e TV, definendo la forma del “quadro” durante la visione, ed è per questo motivo l’espressione massima dell’incompatibilità tecnica tra i due settori se si sta cercando un adattamento immediato dell’uno nei confronti dell’altro.

 

Dopo l’esperimento di novembre in cui abbiamo cercato di approfondire i rapporti tra Cinema e Teatro, si è scelto di affrontare un’altra relazione pericolosa: vedere le saghe Marvel al cinema e i telefilm d’autore su Netflix non è un ossimoro? E se la differenza tra cinema e televisione non è di tipo qualitativo, allora che rapporto c’è tra questi due mondi? Ormai le serie televisive che fanno seguito ai blockbuster non si contano più, ma se si scava un po’ si riesce a fare anche il percorso inverso. Abbiamo raccolto quattro film che sono stati seguiti da una serie per capire quali sono le caratteristiche che uniscono e separano i due universi. Un certo tipo di trama? Alcune caratteristiche tecniche? Il modo di recitare degli attori?

 

 

I seguenti i film in programma:

  • Fargo, di J. e E. Coen (1996): presentato al 49º Festival di Cannes, dove ha vinto il premio per la miglior regia, ha anche vinto due Premi Oscar, per la miglior sceneggiatura originale e per la miglior attrice protagonista, Frances McDormand. L’omonima serie è stata prodotta dagli stessi fratelli Coen e ha avuto un largo successo, venendo giudicata miglior miniserie televisiva e vincendo anche il premio alla miglior regia e al miglior casting per un film, miniserie o speciale drammatico agli Emmy 2014.
  • Westworld, di M. Crichton (1973): precursore del tema della macchina che si ribella all’uomo, viene accreditato come il primo film realizzato anche con l’ausilio della grafica computerizzata per i suoi effetti speciali. Si ritiene inoltre che proprio in questo film sia stata usata per la prima volta la definizione di virus in relazione al malfunzionamento della rete di computer. Nel 1980 fu realizzata la miniserie di 5 puntate Alle soglie del futuro; nel 2016 la HBO ha prodotto la serie Westworld – Dove tutto è concesso, ideata da Jonathan Nolan e prodotta, tra gli altri, da J. J. Abrams.
  • Il silenzio degli innocenti, di J. Demme (1991): terzo in assoluto, dopo Accadde una notte e Qualcuno volò sul nido del cuculo, ad aver vinto i cinque premi Oscar più importanti: miglior film, miglior regia (J.Demme), miglior attore (Anthony Hopkins), miglior attrice (Jodie Foster) e sceneggiatura (di Ted Tally). Vi è stata tratta la serie Hannibal, anch’essa basata sui romanzi di Thomas Harris e sviluppata per il network NBC da Bryan Fuller. È andata in onda per tre stagioni tra il 2013 e il 2015.
  • Dal tramonto all’alba, di R. Rodriguez (1996): frutto di una collaborazione tra Robert Kurtzman e Quentin Tarantino, che ai tempi de Le iene lavorarono ad una sceneggiatura mirante a unire il poliziesco all’horror. Dopo il successo della pellicola, lo stesso Rodriguez crea la serie TV, che ripropone ed approfondisce i personaggi presenti nel film, tra cui i fratelli Gecko (nella versione cinematografica impersonati da Clooney e Tarantino) e la famiglia Fuller.